Collettivi Studenteschi del
ITCS Erasmo da Rotterdam
e ITCS Primo Levi
di Bollate (MI)
Levi-Rotterdam: finalmente uniti per la NOSTRA scuola .
blog di informazione
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Quale futuro per la nostra scuola?
Siamo la promessa di un domani migliore: riprendiamoci la parola, riprendiamoci la scuola!
Anche i professori sono stufi della situazione.
l'unione fa la forza quindi: TENIAMOCI SEMPRE AGGIORNATI.
Il nemico non è dall'altra parte della cattedra.
Blog di informazione:
http://fb-itcserasmo.blogspot.it/
LIBERA I SAPERI PER LIBERARE TE STESSO.
GIORNATE DA RIMEMBRARE
IN COSTANTE AGGIORNAMENTO
MAOCCUGESTIONE
PROTESTA A OLTRANZA CONTRO L'IGNORANZA
venerdì 16 novembre 2012
Sono uno, nessuno e centomila. Ho mille facce, ma rappresento una sola condizione.
Sono uno studente del 2012.
La mia scuola è il liceo scientifico “Cremona”, è l’istituto tecnico “Torricelli”, è il professionale “Bertarelli”.
La mia scuola cade a pezzi e da anni mi dicono che non ci sono soldi per ristrutturarla.
Ogni anno però la mia famiglia spende centinaia di euro per permettermi di studiare, anche se non può permetterselo.
Se passasse la Legge 953, ex Aprea, verrebbe cancellata la rappresentanza studentesca e verrebbero aboliti i diritti democratici miei e dei miei compagni di scuola.
Scendo in piazza per bloccare questo progetto di legge e rivendico fondi straordinari per l’edilizia scolastica, una legge quadro nazionale per il diritto allo studio, più borse di studio, il diritto ad una mensa accessibile.
Sono una studentessa universitaria.
La mia università è a Roma, a Milano, a Cosenza.
Studio lettere, studio ingegneria, studio scienze.
Questi sono i luoghi nei quali io mi sento estranea.
Non so più a cosa serva la mia università, non avendo nessuna certezza per il futuro, sul lavoro che andrò a fare e nessuna sicurezza per il presente, perché studio in aule sovraffollate, con una didattica sempre peggiore a causa del blocco del turn over, pago tasse sempre più alte, mentre i servizi che ricevo sono sempre più scadenti.
Sono una studentessa e questa didattica non mi piace.
Voglio che nella mia scuola e nella mia università studiare non significhi solo apprendere velocemente nozioni.
Voglio che le aule siano luoghi di discussione e dibattito.
Voglio che i saperi siano liberi e non al servizio del mercato, della fondazione che finanzia la mia scuola e la mia università.
Voglio saperi che non discriminano, che parlino di donne e di uomini, di ambiente, di lavoro, che aprano la mente, non voglio saperi che indottrinano e che presentano visioni univoche e assolute delle realtà.
Sono uno studente escluso.
Uno di quelli che voleva studiare medicina, ingegneria, lingue.
Ma una stupida legge sul “numero chiuso” o le tasse troppo alte mi impediscono di avere il diritto di studiare ciò che voglio.
E’ per questo che voglio liberare il diritto di studiare, abbattendo le barriere dell’accesso all’ istruzione.
Sono una giovane come tante, ma non posso permettermi di accedere ai luoghi della cultura.
So che oggi la scuola e l’università non sono più gli unici luoghi dove apprendere, che si apprende anche al cinema, a teatro, in un museo o leggendo libri.
Ed è per questo che manifesto, perché voglio che l’accesso al sapere sia libero.
Sono uno studente indebitato.
Sono un idoneo non vincitore e per pagarmi gli studi ho chiesto un prestito.
Dovrò restituire i soldi che ho preso in prestito a tassi elevati non appena avrò un lavoro.
Sarò più ricattabile dei miei colleghi e delle mie colleghe, sarò due volte precario.
Per questo scendo in piazza, per un reddito per i soggetti in formazione che non mi obblighi ad indebitarmi per studiare.
Sono una studentessa fuori-sede, lavoratrice.
Lavoro in nero per pagare 300 euro per un posto letto in doppia, senza contratto; spesso lavoro nei fine settimana, a volte d’estate perché gli studi costano troppo e non voglio e non posso pesare sulle spalle della mia famiglia.
Manifesto perchè pretendo una vita dignitosa, un diritto all’abitare realmente garantito.
Sono un pendolare.
Per studiare sono costretto a spendere centinaia di euro l’anno per raggiungere la mia scuola o la mia università.
Nessuna legge tutela la mia condizione per garantirmi l’abbassamento del costo dei trasporti. E’ per questo che voglio manifestare.
Sono uno studente fuoricorso, ma non me ne vergogno.
Lavoro per studiare, prendo i miei tempi per apprendere e non credo che studiare sia una gara contro gli altri studenti, ma un mio percorso di crescita individuale, che non lede in nessun modo quello degli altri.
Scendo in piazza perché sono contro chi vuole alzare le tasse ai fuoricorso definendoli un costo sociale, riversando su di loro le cause dell'inefficienza del sistema universitario.
Sono uno studente omosessuale, una giovane migrante, una ragazza madre.
Sono discriminato/a per la mia storia, il mio orientamento sessuale e le mie passioni.
Vorrei che le scuole e le università fossero un luogo di incontro, in cui ognuno possa essere se stesso, arricchire e essere arricchiti dagli altri; un luogo dove costruire l’ uguaglianza di genere e per uscire da questa società patriarcale ed etero-normativa.
Sono uno studente di Taranto, Iglesias, Mirafiori. Mi hanno detto che per continuare ad avere lavoro sul mio territorio dovevamo sacrificare i diritti: quello al salario dignitoso, quello alla salute, quello alle pause.
Voglio che nella mia università si studino modelli alternativi di mobilità, e modelli per produrre acciaio o carbone garantendo diritti, lavoro e salute.
Il mio sapere è un’opportunità per il mio territorio, per questo lotterò per maggiori investimenti in ricerca e innovazione, per un lavoro dignitoso e la salute dei cittadini e delle cittadine e per il rispetto dell’ambiente.
Non sono uno studente ma desidero studiare con tutto me stesso.
Ho deciso di andare a fare l’apprendista per prendermi il diploma guadagnandomi da vivere.
Mi avevano detto che avrei imparato come a scuola, ma ho dovuto lavorare incessantemente.
E’ per questo che anche io manifesto, perché anche per me studiare sia un diritto.
Sono un neet, uno dei giovani tra i 15 e i 29 anni che “né studia e né lavora” , sono una disoccupata neolaureata e faccio parte del 36% di giovani italiani che non riesce a trovare un lavoro.
Ci chiamano “choosy” perchè non ci accontentiamo del lavoro, precario, sottopagato che ci propongono.
Ma spesso non troviamo nemmeno quello.
Qui in Italia docenti, ministri, amici mi dicono di andare all'estero per non dover continuare a pagare le conseguenze di questa crisi.
Eppure io voglio restare per cambiare questo paese, voglio riconquistare il mio presente per liberare il mio futuro tenuto in ostaggio dalla precarietà. Per questo lotto contro l’attacco ai diritti dei lavoratori, per un reddito, per l’articolo 18 e i miei diritti, i diritti dei miei genitori, dei miei fratelli.
Sono una studentessa italiana, sono uno studente greco, sono una studentessa spagnola, sono uno studente portoghese.
Per uscire dalla crisi il mio governo sta smantellando il welfare e i diritti: tagli ai fondi per le scuole, le università, la ricerca, tagli ai sussidi di disoccupazione ai miei genitori e la sanità alla mia famiglia.
Nonostante ciò la condizione di tutti è peggiorata e non siamo usciti dalla crisi.
La disoccupazione giovanile in Europa è aumentata al 22% .
Io sono una risorsa per l’Europa, per questo voglio che ciò che apprendo a scuola e all’ università sia un’opportunità per uscire dalla crisi.
Per questo anche io sarò in piazza nel mio paese, per lottare per il mio presente e per il mio futuro, insieme ai miei coetanei e le lavoratrici e i lavoratori europei.
Sono uno, nessuno e centomila. Ho mille facce, ma rappresento una sola condizione.
Per questo scendo in piazza in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia contro le politiche di austerity dell’Unione Europea, contro un’Europa senza democrazia e governata dai poteri forti.
Scendo in piazza perchè voglio costruire, insieme a chi si sta mobilitando negli altri paesi, un’idea d’Europa differente, inclusiva, giusta ed eguale. Un'Europa che metta al centro i saperi, il welfare, i diritti e il futuro delle persone.
E’ per questo che organizzo giornate di partecipazione e mobilitazione studentesca, per questo credo nel 17 novembre, la giornata Internazionale delle studentesse e degli studenti, e nel diritto allo studio.
Faccio questo perché cambiare la scuola e l’università, significa cambiare l’Europa e tutta la società.
Uno studente, una studentessa.
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